la camera di valentina

Sex Work Is Work, Giulia Zollino

Ancora una volta instagram ci restituisce una dimensione tangibile, stavolta per lottare contro la “storia unica”: quella di Giulia Zollino, antropologa, divulgatrice ed educatrice sessuale.

Da Instagram al libro, smascherare gli stigma è un’azione a portata di tutt*

Giulia Zollino è un’antropologa, un’educatrice sessuale, una divulgatrice di tematiche inerenti al lavoro sessuale e un’amica. Avere tra le mani il suo libro mi emoziona e mi entusiasma tantissimo: “Sex Work Is Work”, pubblicato da Eris Edizioni per la collana Book Block è testo fruibile e prezioso, una finestra dalla quale affacciarsi per approfondire ciò che Giulia, tra un buongiorno trash e un pem pem, continua a divulgare e condividere.

La generazione Z ci sta guardando: sta apprendendo e assorbendo ciò che, tramite i social, viene insegnato e condiviso. Non mi stupisce quindi che questo libro abbia un riscontro più che positivo tra l* più giovani, perché il linguaggio pop – e non solo per la playlist “yo perreo sola” – di Giulia si accompagna benissimo allo strumento social che ha imparato a usare, nel tempo.

Ma si sa, bisogna provare ad arrivare a quante più persone possibili, di qualunque età. Detto fatto: questo libro, appartenente alla collana Book Block – della quale, ogni volta che ne finisco un saggio, mi ritrovo sempre di più a credere che sì, sono proprio “strumenti di autodifesa culturale”-, è la cosa tangibile da regalare a chi non ha una posizione definita rispetto al lavoro sessuale, che abbia instagram o meno.

E quindi, fatelo: compratelo, regalatelo, amatelo e fatelo amare. Vi servirà, ci serve.

Di soggettività molteplici, bias e storia unica: la visione antropologica

Io volevo fare la spocchiosa e approfittare del fatto che ho avuto l’onore e il piacere di ospitare Storie Di Strada, qui, sul blog, per un anno intero e sentirmela assai “queste cose le so già, eheheh”. E invece puppa: ho avuto, ovviamente, altro da imparare.

Questa è la prima chicca della narrazione di Giulia Zollino che difficilmente si può percepire seguendola solo online: il suo background di antropologa si sente tutto, permea il ritmo e la sintesi della sua scrittura la quale, mantenendosi nelle battiture di questi saggi brevi di Eris Edizioni, necessita di arrivare brevemente, ma non superficialmente. E perché questo è interessante? Perché chi meglio di un* antropolog* può svelare come gli stigma che agiscono su delle soggettività si intreccino ad altre complicanze e problematiche sociali?

Quando parliamo di stigma della puttana (guarda anche qui) non implichiamo solo una questione inerente a un giudizio morale sulla vita sessuale di un individuo; parliamo di implicazioni di stampo politico, economico e sociale. Questo è quello che troverete in “Sex Work Is Work”, dove nulla è dato per scontato e ogni aspetto del lavoro sessuale viene smontato e analizzato per non incappare nel meccanismo della “storia unica”.

Para hacer pem, pem perepem pem pem

La seconda chicca che ci regala Giulia Zollino è composta da tutte le sue esperienze, in prima persona, disseminate lungo il saggio. Ci avvicina a lei, ma non in maniera banale, bensì come strumento di immedesimazione; il suo percorso, al di là degli studi ovviamente più specifici e quindi mirati al tema, è composto di smantellamenti personali di bias, che è quello che serve quando ci si approccia al sex work. Lei ha fatto esperienza come sex worker, ma non è quello il punto di arrivo, anzi: riconosce il suo privilegio e lo usa per andare a ritroso.

E così, tra i capitoli che ripercorrono percezioni, dicerie, pregiudizi, fatti storici, leggi e movimenti sociali del sex work, troviamo anche la sua storia che con estrema intelligenza e genuinità viene adoperata per avere un assaggio di come succede, com’è che si fa a decostruirsi, per decostruire.

… y para hacer pem, pem perepem pem pem!

Si scherza, ma davvero: leggete “Sex Work Is Work”. Perché il lavoro sessuale ci riguarda, riguarda le persone che abbiamo intorno, nella nostra vita, o nel mondo; perché la questione sessuofobica e capitalista passa anche da questo e possiamo smontarla insieme, contro la “storia unica”.


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