la camera di valentina

I monologhi della vagina: dite un posto che attende ancora giustizia

Scrivere un articolo su questo libro non è facile.

La prima volta che ho messo in scena “I Monologhi della vagina” ero certa che qualcuno mi avrebbe sparato.

Eve Ensler

Le parole per dirlo: le proprie

I monologhi che si susseguono nel ricchissimo volume pubblicato da Il Saggiatore (la nuova edizione del 2018, con l’introduzione per il ventesimo anniversario, la prefazione di Jacqueline Woodson, la postfazione di Monique Wilson e tradotto da Margherita Bignardi e Sarah Barberis) ti conducono in una giostra di montagne russe per le quali in nessun modo, neanche se come me sai da anni quanto sia importante questo testo, ti ritroverai preparatu.

Ci sono le risate: prima timide, passo passo, poi esuberanti; ci sono i pianti, la stretta allo stomaco, il digrigno dei denti. C’è quella vaga sensazione che sono storie vecchie come la notte dei tempi, eppure sempre presenti; storie che, seppur distanti geograficamente, potrebbero essere le tue. Tutte. Contemporaneamente, drammaticamente.

Sono monologhi dove si intrecciano le vicende di “oltre trecento donne intervistate” e le loro parole brillano lì, così come sono. E allora capisci che se devi parlare di

V
A
G
I
N
A

devi avere una sorella che ti insegni – che ti dimostri – come articolare quella parola. Perché fino a quel momento, prima di aprire quel libro, nessunu ti verrà a dire come chiamarla, come curarla, come odorarla, ascoltarla; come viverla. E capisci, così, che è da quel silenzio che tutte le violenze sono ammesse. Perché anche le violenze non parlano.

La vagina non parla per ignoranza (circa se stessa), la violenza non parla per convenienza.

In questi monologhi ci sono testimonianze di donne che parlano non solo della loro vagina, ma del mondo che hanno scoperto dentro e attraverso di essa, con parole nude e crude, secche, senza filtri; le parole più adatte.

Le prime esperienze sessuali, le violenze sessuali subite, gli stupri, i peli, l’eccitazione, il coinvolgimento psicologico, le mestruazioni, tutto si intreccia tra una voce e l’altra delle protagoniste coinvolte e non c’è alcuna remore, con un ritmo narrativo e una poesia (teatrale) che scorrono veloci. Infatti è un libro che divori con estrema facilità e che poi ti rimane, per un motivo o per un altro, sullo stomaco – e sulla coscienza.

Vagina sì, ma non (solo) donna: un testo inclusivo

[…] Mi assegnarono un sesso
Il giorno della mia nascita
È casuale come essere adottati
o vedersi assegnare una stanza d’albergo al tredicesimo piano
Non ha niente a che fare con chi sei tu
o la tua paura dell’altezza.[…]

[…] Un torto è stato riparato
Sono a posto con Dio
È come quando cerchi di dormire
E c’è l’allarme di una macchina che strilla
Quando ho avuto la mia vagina, è stato come se qualcuno
L’avesse spento[…]

A suon di botte hanno strappato la ragazza dal mio corpo di ragazzo… o ci hanno provato
per Calpernia e Andrea (pag.81 versi 82-85, “I monologhi della vagina”, Eve Ensler, 2018, il saggiatore edizioni)

Avevamo un dubbio, noi del gruppo di lettura “A Fuitina”, mentre leggevamo il testo: ma non c’è il rischio di cadere nella transfobia (o enbyfobia*), se vagina = donna? No, non c’è stato questo rischio.

Questi monologhi, così come lo spettacolo teatrale e il movimento sociale che ne è nato a seguito, essendo concepiti per parlare di violenza di genere con un’inclusività brillante che si è perfettamente incastonata all’interno del discorso politico di questo lavoro, superano il concetto “vagina = donna”. L’autodeterminazione e le identità di genere non sono tematiche lasciate per scontate in quest’opera, anzi il contrario: fondamentali nel suo sviluppo e nella crescita del movimento.

V-day e manifestazioni in tutto il mondo

Dichiarazione programmatica del V-Day

Il V-Day è una risposta organizzata contro la violenza verso le donne.
Il V-Day è una visione: noi vediamo un mondo in cui le donne vivono in sicurezza e libertà.
Il V-Day è una richiesta: stupro, incesto, maltrattamenti, mutilazione genitale e schiavitù sessuale devono cessare subito.
Il V- Day è uno spirito: noi crediamo che le donne dovrebbero passare la loro vita a creare e prosperare anziché a sopravvivere e a guarire da terribili atrocità.
Il V-Day è un catalizzatore: raccogliendo denaro e accrescendo il livello di coscienza, unificherà e rafforzerà le iniziative antiviolenza esistenti. Innescando una consapevolezza di vasta portata, porrà le fondamenta di nuovi sforzi educativi, protettivi e legislativi in tutto il mondo.
Il V-Day è un processo: noi lavoreremo finché sarà necessario. Non smetteremo finché non smetterà la violenza.
Il V-Day è un giorno. Noi proclamiamo il giorno di San Valentino “V-Day”, per celebrare le donne e mettere fine alla violenza.
Il V-Day è un movimento e una comunità: potente e audace, travolgente e inarrestabile. Unisciti a noi!

vday.org

Vi sblocco un ricordo: era il 2013 e il flashmob “One Billion Rising” cavalcava le onde mediatiche, tra internet e telegiornali, in tutto il mondo. Vi ricordate? Anche nel mio liceo ci si stava organizzando per fare la coreografia. Potremmo dire che l’erede diretto di questa performance, oggi, sia “Un violador en tu camino” e con la stessa potenza, infatti, ha fatto il giro del mondo.

Mi emoziona tantissimo pensare che “I monologhi della vagina” sia nato solo come spettacolo teatrale. Spettacolo il quale, ad ogni conclusione di una sua replica, proseguiva nel dietro le quinte colmo di donne che volevano raccontare, raccontarsi e testimoniare.

Ma allora dove andranno tutte queste donne dalla parola liberata, con l’esigenza di liberarsi ancora di più? Nelle piazze del loro quartiere, poi nelle università, poi per le strade di tutto il mondo, tutte e tuttu sotto il segno del V-Day. Sul sito è possibile vedere quanta realtà si sia concretizzata grazie a “I Monologhi della Vagina”.

Un libro di preghiere

“I Monologhi della Vagina” è davvero un libro necessario. Nel celebre monologo “Ne ho abbastanza” c’è un verso che dice “dite un posto che attende ancora giustizia”. Ne abbiamo ancora, di posti? Certo che sì, rinnovati ogni anno; ogni anno, ciascun diritto delle donne e delle soggettività marginalizzate all’autodeterminazione e alla libertà viene minacciato, senza troppi rimorsi. Dobbiamo tenere gli occhi aperti.

Un modo per farlo è sicuramente leggere questo libro. Leggerlo ogni giorno, un monologo al dì. Come una preghiera laica, o una preghiera che abbracci tutte le preghiere, come preferite.

Un monologo al giorno leva il patriarcato di torno.

Stiamo scomod*, agitiamoci.


*enbyfobia = discriminazione nei confronti delle persone non binarie, cioè fuori il genere binario uomo/donna



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